Seguici su Google+

Skip to content

La stella del Nord (ossia, un sogno d’argento all’Acquario) per augurarvi Buone Feste

Un racconto magico e incantato firmato dal nostro centro ‘Il Fiorellone’ di Legnano per augurare a tutti Buone Feste con l’invito a tutti di… tornare a sognare!

L’acquario di Genova, come tutti noi sappiamo, è una delle più grandi strutture che ospitano le specie animali conosciute, secondo solo al museo di Monaco. Tra i suoi ospiti si possono trovare delfini, squali, foche, pesci di ogni forma e colore…ma in fondo ai corridoi disegnati da Renzo Piano per la riapertura del 2014, si trova la sezione “Mondo dei Ghiacci”, sede di una vasca tattile piena di razze e di un vasto padiglione pieno di pinguini.

Al di là della biosfera, casa dei più variopinti pappagalli, i pinguini occupano una vasca adatta alle loro esigenze, con acqua per rinfrescarsi e nuotare, per la gioia dei bambini italiani e di tutto il mondo; le specie che la occupano sono appartenenti alla famiglia dei pigoscelidi, con un ventre bianco e soffice, compensato da ali e schiena nero pece. Gli unici pinguini felici di nuotare (almeno finché non verranno rilasciati nel loro habitat) in orari di visita, sono i Pigoscelidi di Magellano (i Papua, invece, vorrebbero tornare nella tundra antartica perché, onestamente, un nido precostruito non conta quanto uno fatto di sassi e neve).

Tuttavia, ci fu, uno o due anni fa, un pinguino di Magellano stanco di vivere quell’esistenza incapsulata in tre metri di roccia. Ulisses, il nostro amico pinguino, era nato in cattività (insomma, aveva vissuto all’acquario da quando era nell’uovo); quando era un batuffolo di lanuggine grigia, ebbe modo di sentire i Papua anziani raccontare storie affascinanti sull’Antartide e la Patagonia: “…e la Terra del Fuoco, l’Isola dei Pigoscelidi di Magellano, è coperta delle buche che i vostri compari scavano per costruire le loro case, che serviranno per ospitare le uova e i pulcini…”. In effetti Ulisses aveva sempre desiderato di poter vivere nella Terra del Fuoco, dove avrebbe potuto sfruttare le sue alucce che il buon Dio ha reso pale escavatrici efficienti.

Giunse la settimana di Natale e Ulisses si era svegliato al suo solito orario, le 6,45, nella speranza di arrivare prima dei suoi compagni per la colazione (sardine) ma, quando aprì i suoi occhi ornati di rosa, si ritrovò in un luogo buio e isolato, dove la luce filtrava solo da tre fori sopra la sua testa; il povero pinguino si sentiva in trappola, non poteva uscire da nessuno degli angoli della sua cella, anche perché i buchi erano troppo stretti per lui, e aveva timore che, se l’equipaggio della nave fosse rimasto senza provviste, se lo sarebbero mangiato a pranzo. Da piccolo le storie di navi da spedizione che, in periodi di crisi, cucinavano i pinguini, erano quelle che lo spaventavano di più.

Fuori coperta, invece, si sentivano dei bambini giocare allegramente; questo tranquillizzò Ulisses, per ora.

Era la notte del 23.

Il viaggio sembrava non finire mai (almeno per il nostro pinguino), dall’altra parte della nave si sentivano canzoni natalizie, il tintinnio delle posate (“l’importante è che non sia il coltellaccio in cucina”, pensò Ulisses, terrorizzato più che mai all’idea di diventare fricassea di pigoscelide) e il vento delle sere invernali.

24 dicembre.

Nel salone della nave si teneva il ballo della vigilia, al termine del quale avverrà il consueto scambio dei regali, stando al Capitano; il pinguino dormiva come un sasso, la paura sembrava essergli passata eppure il viaggio continuava. A notte fonda fece uno strano sogno, strano ma bellissimo: gli pareva di essere ancora dentro l’acquario, ma non c’erano le mura di delimitazione; Ulisses e il suo nido prefabbricato erano a cielo aperto in mezzo al mare, una miriade di stelle splendeva luminosa ma, più di tutte, la più rilucente era senza dubbio la stella del nord, col suo chiarore argenteo; Ulisses pregò quella bella stellina di accompagnarlo in questo suo lungo viaggio e “qualunque sia il posto dove atterrerai, là sarà la mia destinazione”.

Natale.

Al risveglio Ulisses non poteva credere dove si trovava una volta fuori dalla scatola: era in Patagonia, nella Terra del Fuoco, ed era circondato da erba verde, un terreno scosceso per permettergli di scivolare in tutta tranquillità e tanti altri pinguini come lui. Non c’è dubbio, quelli dell’acquario lo avevano rilasciato nel suo habitat in tempo per le feste.

Lo stupore fu ancora più grande quando una pinguina gli si avvicinò e gli diede becchetto-becchetto: una nuova vita in Patagonia con una compagna tutta per lui, il più bel regalo che Ulisses potesse ricevere!

Ora poteva solo trovare un punto adatto a scavare e costruire il suo nido “con un po’ di fortuna” pensò infine, “i pulcini nasceranno prima di Capodanno!”.

 

Condividi i nostri articoli

Condividi i nostri post tramite social bookmarks.

  • Delicious
  • Digg
  • Newsvine
  • RSS
  • StumbleUpon
  • Technorati

Commenti

Facci conoscere quello che pensi.

Non ci sono ancora commenti. Scrivici tu per primo.

Trackbacks

Siti che parlano di questo articolo.

Non ci sono trackbacks verso questo articolo

Privacy Policy

Seguici

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere tutti gli ultimi aggiornamenti.

Social Network Badges